Basta lanciare il file, riavviare et voilà il messenger inizierà a funzionare come per magia
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gconftool-2 --set --type boolean /apps/nautilus/preferences/always_use_location_entry Trueper renderla sempre visibile al ogni utilizzo in modalità "Testo" grep "nomefile" /var/lib/dpkg/info/*.listAd esempio grep “libWand” /var/lib/dpkg/info/*.list ci restituirà:
dpkg -S "nomefile"Restituirà un output del genere, più preciso e sintetico del precedente:
libmagick9: /usr/lib/libWand.so.9Una terza soluzione che combina le due precedenti consiste nell’utilizzo del pacchetto dlocate (sudo apt-get install dlocate) che internamente utilizza un suo database, aggiornato giornalmente (o su richiesta con sudo update-dlocatedb) sulla base dei files list e presenta il risultato nello stesso formato di dpkg.
libmagick9: /usr/lib/libWand.so.9.0.0
libmagick9: /usr/lib/libWand.so.9.0.0Con estrema rapidità e sintesi. Tutte e tre le soluzioni effettuano ricerche anche di nomi parziali o con il percorso intero di un file per la massima precisione.
libmagick9: /usr/lib/libWand.so.9
passwd nomeutenteSarà richiesta due volte la password da assegnare, inserirla, confermarla e al termine scrivere exit per procedere col normale avvio del sistema. passwd nomeutenteInserire e confermare la password da assegnare all’utente. Uscire da questo ambiente però può essere un attimo problematico, poichè init è il primo programma avviato che tiene in vita tutto il sistema, se lo chiudessimo con exit il sistema crederebbe che è andato in errore tutto il sistema, ma altresì Ubuntu non consente il riavvio dal sistema init rispondendo con un Connection refused se tentiamo il riavvio o lo spegnimento.mount -o ro,remount /
sync
exitCi sarà quasi sicuramente risposto un minaccioso: Kernel panic – not syncing: Attempted to kill init! e il sistema si bloccherà. Fatto ciò potremo riavviare senza paura di perdere dati, avendo il sistema in sola lettura e con tutte le scritture già effettuate dato il sync precedente e naturalmente la password cambiata. whoamiSe non ci sarà risposto root, passiamo a root con sudo -s -H oppure su se la distribuzione non utilizza sudo. Per continuare è necessario essere root. Disk /dev/sda: 85.8 GB, 85899345920 bytes
255 heads, 63 sectors/track, 10443 cylinders
Units = cilynders of 16065 * 512 = 8225280 bytes
Disk identifier: 0x000c48f1
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/sda1 * 1 5078 40789003+ 7 HPFS/NTFS
/dev/sda2 5079 10217 41279017+ 83 Linux
/dev/sda3 10218 10443 1815345 5 Extended
/dev/sda5 10218 10443 1815313+ 82 Linux swap / SolarisOsservare le colonne Device e System. La partizione di tipo Linux è una sola, si tratta di sda2, è certamente quella. In un sistema con più partizioni ci si può orientare anche con le dimensioni o con l’ordine. mount /dev/sda2 /mnt
chroot /mnt /bin/bashpasswd nomeutenteInserire e confermare la password. Quindi uscire dall’ambiente chroot, smontare la partizione e riavviare:exit
umount /mnt
rebootEt voilà il cambio è fatto. Esistono anche altre maniere ma dovrebbero bastare queste tre principali. Ciò dovrebbe insegnarci a non fidarci troppo della protezione mediante password, chiunque abbia accesso fisico alla macchina può reimpostare la password o addirittura toglierla temporaneamente e rimetterla esattamente come prima anche senza conoscerla. Copyright © 2009 Rezet blog
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